Introduzione

La sperimentazione sul Sistema Duale in atto a partire da quest’anno in tutta Italia, pone una nuova sfida per il sistema della formazione professionale che dovrà mettersi in discussione su sollecitazioni esterne ed interne.

Esternamente. Sarà necessario utilizzare nuovi modelli di approccio alle imprese che non avranno più solo il semplice ruolo di ospitare in tirocinio i giovani dei percorsi formativi. L’impresa ed il centro di formazione dovranno compenetrarsi a vicenda affinchè i percorsi formativi siano sempre più monitorati anche dal mondo del lavoro, ma non solo, le imprese dovranno essere disponibili a lasciarsi contaminare da un approccio educativo e valoriale tipico del mondo della formazione. In questa duplice valenza l’accezione di “impresa madrina” assume un significato nuovo e più profondo.

Internamente. Ci si rende sempre più conto che la modalità classica di suddivisione dei corsi per unità formative in modo sequenziale (a volte, purtroppo, sganciate una dall’altra per esigenze semplificative da parte dei docenti stessi), deve essere messa in discussione per avviare un approccio integrato dove la collaborazione del gruppo di docenti, diventa il fondamento sul quale costruire una comunità educativa e di apprendimento. In quest’ottica, è necessario far evolvere il modello delle Unità di Apprendimento (UDA) che in qualche caso si sono trasformate in una “forzatura” didattica per mettere in relazione i docenti e le rispettive unità formative.

Gli elementi interni ed esterni citati, le sfide di un mercato del lavoro sempre meno attento ai giovani ed i modelli emergenti di formazione a livello europeo, aprono a prospettive nuove i nostri centri di formazione, verso traguardi che richiederanno ripensamenti organizzativi sostanziali e verso un orizzonte che per ora possiamo solo intravedere.

Quanto riportato in questo breve articolo vuole essere una prima risposta sperimentale che il centro di Formazione ENGIM Piemonte – Artigianelli Torino ha provato ad elaborare all’interno del contesto del sistema duale nei percorsi di formazione dedicati al settore della ristorazione.

Uno strumento di congiunzione tra impresa e formazione

Quanto riportato nell’introduzione ci ha fatto interrogare su quale potesse essere uno strumento operativo di “dialogo” tra il mondo della formazione ed il mondo delle imprese. Dopo averlo osservato all’opera nella definizione di numerose StartUp in giro per l’Europa, dopo averne sentito parlare all’interno di molte università e dopo averlo messo alla prova in alcune attività formative, abbiamo deciso di utilizzare il “business model canvas” quale schematizzazione concreta per la realizzazione della nostra impresa simulata, prevista nel primo anno di sperimentazione del sistema duale.

Cos’è il Business Model Canvas?

Il business model canvas è uno strumento strategico. Si presenta sotto forma di schema grafico ed è utile a sviluppare nuovi modelli di business o a perfezionare quelli già esistenti.
Con “modello di business”, o business model, si intende l’insieme delle soluzioni organizzative e strategiche che permettono all’azienda di creare, distribuire e acquisire valore.

Un’impresa crea valore per i suoi clienti quando li aiuta a soddisfare un bisogno, realizzare un desiderio o risolvere un problema.
Sfruttando la logica del “pensiero visivo”, il business model canvas (canvas=tela) crea una sorta di linguaggio universale: ciò consente di condividere e semplificare concetti complessi che riguardano il funzionamento dell’azienda, rendendoli comprensibili a tutti.
Il business model canvas può sembrare uno strumento per manager di grandi aziende o per imprenditori di startup innovative d’oltreoceano, ma è in realtà uno strumento ideale per avere una visuale chiara e schematica di un qualsiasi progetto di business, dal nuovo prodotto che vogliamo produrre, alla riapertura della pizzeria sotto casa, al grande progetto industriale o all’impresa simulata…

Il business model di un’organizzazione può essere descritto con 9 elementi di base:

– Customer Segments o Segmenti di Clientela;
– Value Proposition, ovvero il valore dei prodotti o servizi offerto per ogni segmento;
– Channels, ossia i canali attraverso i quali raggiungere il cliente;
– Customer Relationships, le relazioni che si instaurano con il cliente;
– Revenue Streams, i ricavi generati;
– Key Resources, le risorse chiave dell’azienda;
– Key Activities, le attività chiave per rendere effettivo il modello di business;
– Key Partners, i partner chiave con i quali l’impresa intende allearsi al fine di creare valore per il cliente;
– Cost Structure, la struttura dei costi per le risorse, le attività e i partner chiave.

business model canvas

Il modello descritto, applicato all’impresa simulata, costituisce un modello semplice e comprensibile dai formatori e dagli allievi, ma soprattutto costituisce uno strumento di dialogo con l’impresa madrina che può facilmente fare osservazioni sulla base dell’esperienza, utilizzando un linguaggio tipico dei modelli di business.

La costruzione di una impresa simulata utilizzando lo stesso strumento con il quale avremmo potuto elaborare una impresa reale, diventa il metodo migliore per far ‘disegnare’ allievi e formatori su una ‘tela’ (il canvas) che potranno facilmente ritrovare in contesti differenti da quelli formativi. L’impresa simulata si trasforma quindi in una StartUp, uscendo dalla dinamica della simulazione, intesa come semplice esercizio didattico.

Chi immagina l’impresa simulata? Chi immagina la StartUp? Nei paragrafi successivi verranno riportati i passaggi concreti del nostro processo che ha come punto di partenza l’elaborazione fatta dai formatori, condivisa ed arricchita dalle elaborazioni fatte dai giovani, con un vantaggio essenziale: la rappresentazione semplificata e a blocchi è disponibile e condivisibile in modo rapido ed efficace.

Il processo per l’elaborazione e la realizzazione dell’impresa formativa simulata

Fase1 – la relazione con l’impresa madrina

La collaborazione e l’interlocuzione con la nostra azienda madrina nel settore hotel e ristorazione ci ha portato ad evidenziare un linguaggio comune sull’impresa simulata e, dopo alcuni approfondimenti, ci siamo resi conto che forse il dialogo sarebbe potuto essere costruito sul Business Model Canvas: un modello di business riconosciuto ed utilizzato dalle grandi imprese e anche dalle startup.

Fase2 – l’elaborazione con i formatori

Dopo aver fatto la scelta del Business Model Canvas, abbiamo provato a metterci al lavoro per costruire una impresa simulata andando ad analizzare le singole aree del business model. Abbiamo definito che la nostra impresa simulata sarebbe stato il nostro laboratorio bar che durante l’arco della giornata, viene utilizzato per offrire dei piccoli servizi di caffetteria per gli allievi e per il personale interno. L’abbiamo chiamato “Bistrot da Pierrot” ed abbiamo dedicato una giornata di elaborazione con i docenti coinvolti nel percorso formativo. Insieme abbiamo innanzitutto costruito il modello di business della nostra StartUp, provando a definire per ogni area quali sono le caratteristiche chiave e verificando se l’elaborazione aveva anche le basi economiche di costi e ricavi sulle quali poter costruire l’impresa.

Ogni docente, coinvolto nell’impresa simulata, si è limitato a pensare ai clienti, ai valori da proporre, ai partner, ai canali di comunicazione, ecc. ecc. ma è andato ad approfondire quale potesse essere il suo ruolo nelle aree di sua competenza. Questo ha comportato, ad esempio che il docente di matematica si occupasse delle aree relative ai costi ed ai ricavi, che il docente di cultura approfondisse le relazioni con i partner o i valori chiave dell’impresa, che il docente di laboratorio bar si occupasse della sezione relativa alle attività chiave e così via come riportato nelle immagini allegate.

Sulla base delle aree assegnate ai formatori, ognuno di loro si è proposto alla classe affrontando i contenuti della propria unità formativa, cercando di approfondire l’area del business model e le conseguenti competenze tecniche, culturali o educative all’interno di una cornice condivisa da tutti i docenti ed esplicitata costantemente ai ragazzi.

business model canvas scritto

schema

Fase3 – la verifica costante

In questo processo è essenziale il confronto costante sia interno che esterno. Da un lato con incontri periodici che permettano ai formatori di confrontarsi sulle decisioni acquisite e sulle attività svolte nella propria azione formativa nel quadro del business model; dall’altro con il confronto costante, ma meno frequente rispetto al precedente, con l’azienda madrina con la quale sono stati programmati incontri di condivisione, nei quali confrontarci sulla costruzione della StartUp (o impresa formativa simulata) e sulle modalità con le quali i formatori stanno costruendo i loro percorsi.

La verifica costante non ci permetterà solo di analizzare l’andamento delle unità formative che a questo punto saranno interdipendenti tra loro avendo come ricaduta comune il business model, ma di darci alcuni elementi di verifica dei giovani coinvolti nel percorso sulla base delle competenze trasversali proposte e richieste dall’impresa madrina.

Il processo complessivo della StartUp al di là delle singole valutazioni previste dalle unità formative, sarà valutato sulla base di tre competenze chiave: 1.la collaborazione – capacità di lavorare in gruppo 2.l’adattabilita – resilienza e coping 3.la curiosità – capacità di apprendimento continuo. Le competenze citate non sono casuali, ma sono una estrapolazione dalle competenze elaborate dal World Economic Forum necessarie per il XXI secolo. La scelta si è resa necessaria per portare i giovani, i formatori e l’impresa a ragionare insieme su riferimenti ed elaborazioni riconosciuti a livello mondiale.

Conclusioni

La sperimentazione di questo modello che non è ancora giunto alla fine del percorso, ci fa intravedere alcuni vantaggi che proverò a schematizzare per punti:
– Ogni anno sarà possibile costruire una impresa simulata differente, utilizzando sempre la stessa cornice progettuale sulla quale potremo anche costruire attività nuove per i singoli docenti. Questo comporta però che non sia possibile definire dei compiti identici e in modo univoco ogni anno, perché ogni anno è necessario riprogettare il business model con allievi, formatori e impresa madrina.

– L’utilizzo di questo modello è un linguaggio che da un lato ‘educa’ i nostri formatori al linguaggio tipico dell’impresa, dall’altro ci permette di avere una piattaforma condivisa di lavoro.

– Dai primi risultati osservati in quest’ultimo periodo penso si possa affermare che questo modello definisca un nuovo punto di convergenza e di collaborazione tra i formatori “obbligandoli” ad un nuovo ed interessante approccio al tema della collaborazione.

– Lo strumento utilizzato non è fine a se stesso o con finalità puramente didattiche. Il business model canvas è una base semplice e visuale che offre l’opportunità ai nostri giovani di misurarsi ed utilizzare un modello tipico delle StartUp innovative e che potrà mostrarsi utile anche nelle esperienze successive nel contesto lavorativo.

Marco Muzzarelli
Direzione ENGIM Piemonte
Artigianelli Torino

Riferimenti

Un approfondimento sul Business Model Canvas
https://en.wikipedia.org/wiki/Business_Model_Canvas

21st-century skills for future jobs
https://www.weforum.org/agenda/2016/03/21st-century-skills-future-jobs-students/

 

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