Il sistema formativo tedesco parte da un modello in cui vengono coinvolte in modo molto forte le imprese che ospitano giovani sedicenni in uscita dalla scuola dell’obbligo (equivalente alla nostra terza media). I giovani hanno due possibilità: inserirsi in un percorso di formazione molto simile a quello dei nostri licei, in prospettiva di percorsi di inserimento nel mondo universitario, oppure possono inserirsi in un percorso definito di “sistema duale” che in pratica costituisce una forma di apprendistato.
Le imprese che vogliono inserire dei giovani all’interno del proprio organico non possono che farlo dai 18 anni in avanti, oppure possono utilizzare l’apprendistato. Quest’ultima strada comporta che dai 16 anni i giovani interessati ad un inserimento lavorativo (e a seguire il proprio percorso di studi in modo diverso dal liceo) non possono far altro che rivolgersi alle imprese e verificare la loro disponibilità. Se l’impresa dopo colloqui e verifiche, è interessata ad inserire il giovane all’interno del proprio organico in apprendistato, per il giovane si apre la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo, facendo coincidere la partenza delle attività formative con la partenza delle attività di lavoro.
Nel momento in cui un giovane è inserito in questo tipo di percorso di formazione, normalmente, frequenta due giorni alla settimana presso l’istituto scolastico e tre giorni alla settimana presso l’impresa, o viceversa. Ci sono anche altri modelli nei quali si alternano un mese in impresa e un mese all’interno della formazione. Dalle statistiche risulta che l’80% dei giovani, anche quelli che vorrebbero fare l’università, utilizza il percorso del sistema duale con la formazione in impresa.

Questo modello si basa sul fatto che la formazione dei giovani è fortemente orientata all’inserimento lavorativo e quindi nasce da esigenze specifiche da parte delle imprese. Quest’ultimo elemento risulta evidente anche dal fatto che l’esame finale del percorso formativo viene sostenuto e preparato presso la Camera di Commercio. Ulteriore elemento interessante è il fatto che è prevista, presso le imprese, la figura di un tutor aziendale che viene opportunamente formato e certificato proprio dalla Camera di Commercio, affinché il giovane possa essere seguito da un punto di vista formativo in modo opportuno. Ogni impresa ha la possibilità di inserire nel proprio organico numerosi apprendisti, ed ogni anno le istituzioni fanno appello alle imprese affinché inseriscano apprendisti. La richiesta di apprendisti che viene fatta alle imprese è molto ampia per cui è possibile ad esempio inserire apprendisti sia per il macellaio che per la ditta di logistica avanzata.

Da questa descrizione emergono a mio parere alcuni elementi culturali ed alcuni elementi tecnici sui quali vale la pena soffermarsi.

Elementi tecnici. E’ necessario costruire contratti ad hoc espliciti per l’inserimento in apprendistato e occorre costruire percorsi formativi opportuni affinché sia possibile, per gli apprendisti, fare delle attività formative presso la scuola ed in contemporanea fare delle attività formative presso le imprese. Questo comporta che le scuole si debbano adattare in modo molto specifico sulle esigenze ed i tempi delle imprese e non viceversa.
Ulteriore aspetto tecnico è che all’interno del percorso scolastico di formazione professionale è necessario prevedere la presenza di apprendisti di età differenti, i quali devono essere formati tenendo presenti richieste di competenze anche molto diverse. In questo contesto, il docente, non è un semplice docente che organizza una lezione, ma deve preoccuparsi di organizzare gruppi di lavoro con richieste (o commesse) differenti, per gruppi di lavoro differenti (in una stessa classe potrebbero convivere giovani 16enni in formazione per la loro futura professione, e adulti 40enni che stanno cercando nuove professionalità dopo percorsi lavorativi differenti)

Aspetti culturali. Risulta evidente il fatto che questo tipo di formazione, fortemente orientata ai temi delle imprese rischia di far venir meno competenze culturali, storiche e di cittadinanza. Tutto è orientato alle esigenze della professione, ma si rischia di non avere competenze sulla propria cultura.
Altro elemento culturale è il fatto che tutto questo meccanismo si basa, a mio parere, su due caratteristiche fondamentali tipiche del sistema del lavoro tedesco. Da un lato la responsabilità sociale delle imprese: le imprese vedono nei giovani una importante risorsa del territorio,educare e formare dei giovani nelle proprie imprese non significa solo avere dei lavoratori in futuro, ma significa anche far fiorire il proprio territorio. Dall’altro lato, è necessario tenere conto che questo sistema si basa fortemente sul fatto che ci sia una elevata richiesta di lavoro, per cui ad esempio, a fronte di 100 giovani che cercano di proseguire il percorso formativo, e quindi cercano un inserimento in apprendistato, sono necessari almeno 100 posti di lavoro. Questo in Germania avviene e tipicamente, i posti di lavoro disponibili, sono superiori alle richieste: in questo momento la disoccupazione giovanile in Germania nella zona di Amburgo è al 4%.

Non credo che in Italia oggi questo modello possa essere applicato in modo  identico, anche solo per il fatto che non è così sentita la responsabilità sociale di impresa, ma partendo dal presupposto che la responsabilità sociale sia sentita dalle imprese, mancherebbe comunque un presupposto fondamentale legato alla richiesta di lavoro: in questo momento, nel nostro territorio, su 100 giovani che cercano una opportunità formativa attraverso il lavoro, solo il 50% di questi giovani può trovare un inserimento, mentre per l’altro 50% spesso si hanno di fronte solo percorsi fallimentari (si vedano le percentuali dei NEET).

Al di là di questa ultima considerazione, a mio parere, occorre tener presente che è molto interessante un modello nel quale le imprese si sentono parte integrante del sistema formativo ed educativo. Questo è a mio parere il lavoro di crescita culturale che sarebbe necessario fare in Italia ed in particolare nel nostro territorio.
E’ proprio su questo tema che ritengo ci siano gli spazi più interessanti da esplorare per i nostri centri di formazione: un nuovo modello di relazione tra le imprese e chi cerca lavoro (tra i quali i giovani) attraverso il canale della formazione professionale.
La formazione professionale potrebbe assumere un nuovo ruolo cardine e di collegamento tra le imprese e i giovani, non più nella sola ottica di combattere l’abbandono scolastico, che rischia di far interpretare la formazione professionale nel ruolo di “stampella” della scuola tradizionale, ma nell’ottica di favorire l’inserimento lavorativo.

Oggi per la formazione professionale forse non è più pensabile parlare in modo separato di formazione da un lato e di servizi di accompagnamento al lavoro dall’altro: la formazione professionale può assumere il ruolo di soggetto attivo delle politiche attive del lavoro.

Marco Muzzarelli